Forse il “tirannicidio” non è stato ancora compiuto, come profetizza da anni Beppe Grillo, ma la televisione tradizionale sta comunque vivendo giorni difficili, mentre Internet

Forse il “tirannicidio” non è stato ancora compiuto, come profetizza da anni Beppe Grillo, ma la televisione tradizionale sta comunque vivendo giorni difficili, mentre Internet sembra diventarne sempre più l’ideale sostituto. Alcune notizie degli ultimi tempi non fanno che confermare questa tendenza, e la pochezza dei palinsesti estivi non aiuta di certo il piccolo schermo a primeggiare. Qualche giorno fa è stata pubblicata una ricerca della Eiaa (European Interactive Advertisng Association), l´associazione dei proprietari dei mezzi di comunicazione interattivi, secondo la quale i ragazzi europei dai 15 ai 24 anni occupano meno tempo davanti ai media tradizionali ma passano ore e ore in rete. Internet dunque, anche grazie all’ampia diffusione della banda larga, sembrerebbe sottrarre utenti soprattutto a tv e radio, e in special modo utenti giovani e giovanissimi. Ma il risultato che più interessa è forse quello che delinea una nuova tendenza: la rete sta pian piano diventando il mezzo maggiormente in espansione anche per gli inserzionisti pubblicitari, come confermano le percentuali di crescita. D’altronde, la fascia di età tra i 15 e i 24 anni è un vero e proprio “Santo Graal” per i pubblicitari e questa ricerca dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che per i giovani consumatori oggi Internet è diventato un mezzo di comunicazione fondamentale. Sarà per questo che le uniche televisioni a spuntare come funghi nell’asfittico panorama dei media italiani sono le Web Tv: contenitori di programmi televisivi che invece di andare in onda sul piccolo schermo, vengono trasmesse in rete. In Italia sono già a decine mentre in America, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, Google e Yahoo (i motori di ricerca più utilizzati al mondo) si sono buttati nel mercato della Tv via rete. Il ragionamento commerciale dei due mostri sacri di Internet è semplice, e coincide con l´opportunità tecnologica. In un trimestre un portale come Yahoo viene visitato da 372 milioni di utenti unici. Più della metà dispone di un collegamento adsl. Un numero letteralmente non calcolabile di persone, soprattutto giovani, sono abituate a guardare più tempo il monitor di un computer che lo schermo della televisione. Tutti questi dati messi insieme hanno prodotto il passaggio dai primi timidi tentativi alla pratica di massa della Web Tv. Ma non si tratta di qualche diavoleria televisiva tipica dell´ambiente internet. Niente di tutto questo: solo televisione, la vecchia cara tv. Su Yahoo vanno in onda sceneggiati e realtity show, mentre su Google è facilissimo trovare e visionare tutte le puntate delle fiction più seguite. Che siano le mosse "giuste" lo dice la pubblicità, che non cessa di prevedere il passaggio di fette di bilancio verso questa nuova idea di televisione, che può essere spezzettata, vista in ritardo, vista per parti, vista quando si vuole. Perché la televisione via Internet è asincrona, può essere scaricata come un film ma anche sezionata per parti di un programma, può essere perfino (lo fanno i registratori digitali) privata della pubblicità. E agli americani piace già molto, tanto che Yahoo per la sua Tv on line è riuscita a strappare un ricco contratto pubblicitario ad un vero e proprio un colosso come la Pepsi Cola. Anche in Italia, però, la Web Tv fa passi da gigante. Soprattutto sul fronte della pubblica amministrazione. Se sul sito della Camera dei deputati è già possibile assistere a tutte le sedute, sette amministrazioni regionali hanno invece scelto di dotarsi di una vera e propria Tv istituzionale che trasmette via Internet. Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e Umbria: sono queste le regioni che puntano da subito sulla nuova tecnologia. Il risultato emerge da uno studio promosso di recente dalla sede romana della Giunta regionale campana. L´editore di riferimento è sempre la Giunta regionale, tranne che in Basilicata dove nell´esperienza è coinvolto anche il Consiglio regionale, e l´Ufficio Stampa è invece la struttura incaricata di gestire le Web Tv. Con la sola eccezione della Liguria, che ha fatto ricorso a risorse esterne, e dell´Abruzzo, dove l´Ufficio Stampa è sì coinvolto, ma supportato da una struttura speciale istituita ad hoc. Le Tv vengono gestite con fondi europei regionali destinati alle attività di comunicazione, con specifico capitolo di spesa, ma per nessuna vengono utilizzati fondi per l´innovazione tecnologica. Altre amministrazioni regionali, inoltre, stanno valutando la possibilità di creare una Tv online. Secondo lo studio, infatti, Puglia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Valle d´Aosta, Emilia-Romagna, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Sicilia, Toscana e Valle d´Aosta la ritengono un valido strumento di informazione ai cittadini, e ne prevedono l´utilizzo futuro. Insomma, grandi multinazionali ed istituzioni cominciano a puntare decisamente sulla Web Tv. Quella che sembrava una possibilità concreta per l’informazione dal basso si sta rapidamente trasformando in una Tv tradizionale diversamente trasmessa. Più che di un “tirannicidio” sembrerebbe trattarsi di un cambio della guardia.

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