E’ ormai inconfutabile che l’attività microricettiva che la legge italiana stessa definisce “Bed & Breakfast” abbia raggiunto anche coloro che non l’avevano mai sentita nominare e

E’ ormai inconfutabile che l’attività microricettiva che la legge italiana stessa definisce “Bed & Breakfast” abbia raggiunto anche coloro che non l’avevano mai sentita nominare e fanno tuttora fatica a pronunciarne il nome. Nei fatti però anche coloro che dovrebbero conoscerla mostrano delle evidenti lacune. Parlo soprattutto di istituzioni pubbliche e di riviste specializzate e di vari operatori turistici a vario livello, inclusi coloro che pubblicizzano via internet il turismo. Sulle istituzioni si può essere indulgenti, in fondo hanno fatto una buona legge, con poche regole chiare e pochi vincoli, ma poi si sono fermati li. Manca l’opera di diffusione, manca l’impegno diretto a promuovere questa attività, manca soprattutto un’opera di persuasione sulle istituzioni locali per spingerle, non ad ostacolare, ma a promuovere il territorio attraverso i Bed & Breakfast, dal momento che questi non sono altro che una sorta di micro-agenzia promozionale locale molto capillare e realizzabile senza stravolgimenti urbanistici. Manca poi una politica seria di incentivazione all’attività. I finanziamenti sono, in termini economici, risibili e vengono elargiti col contagocce e a condizioni non incoraggianti. Arriviamo agli addetti ai lavori: Agenzie, Tour Operator, Riviste specializzate, siti internet del turismo. Qui ci si aspetterebbe una maggiore competenza, che sicuramente esiste per quel che riguarda grandi alberghi, pacchetti turistici, verifiche qualitative e capacità commerciali, ma per quanto riguarda i “Bed & Breakfast”, questi addetti ai lavori fanno ancora fatica a comprendere in che consistono e come funzionano. Se lo facessero, capirebbero che la pubblicizzazione di una struttura familiare con un massimo di 3 camere non può sostenere ogni volta cifre che si aggirano sui 700 euro, per servizi, articoli o semplici trafiletti, come chiedono tutte le riviste specializzate, perché alla fine quasi tutti i B&B chiuderebbero la stagione in rosso. Gli alberghi possono sostenere i costi di una vera e propria campagna pubblicitaria, mentre le microstrutture che possono contare solo sulla struttura familiare e non possono certo fare delle campagne pubblicitarie costose. I Tour Operator, dal canto loro sostengono che non possono organizzare gruppi e fare opera di divulgazione, con margini ristretti e contando su poche strutture. Quello che non sanno è che in realtà le strutture ci sono, ma non sono conosciute perché sono fuori dai circuiti di visibilità di massa. Mentre ormai gli agriturismi hanno una buona visibilità e sono stati portati ad esempio di un turismo più consapevole, più vicino alla natura, più autenticamente legato alla vita vera, di Bed & Breakfast si parla ancora molto poco. Soprattutto non si capisce che è l’unico “vero” modo di entrare nelle case e conoscere le realtà locali, un modo di avvicinare le persone e farne conoscere le realtà che rappresentano, avvicinare popoli e paesi. Non si capisce in Italia, perché Inglesi, Americani, Tedeschi, Svizzeri, Olandesi, Francesi, Belgi e gente di molti altri paesi, lo capiscono benissimo ed infatti hanno contribuito a far crescere le presenze nei B&B in Italia l’anno scorso con circa il 40% di incremento rispetto all’anno prima, in una situazione di turismo certamente non esaltante. Non parliamo poi dei siti internet che propongono costi fissi annuali. Anche se l’esborso, in alcuni casi, è modesto, un solo sito non basta certo, occorre diffondersi il più possibile ed i costi si accumulano, creando un handicap di budget non sopportabile da una piccola struttura. In altri casi i costi sono tutt’altro che modesti e spesso superano i 200 euro all’anno, con l’aggravio anche di percentuali sulle prenotazioni confermate, che vanno anche il 30%. Ritengo che quello che in realtà manchi, sia un’effettiva conoscenza del problema. Occorre affrontare quest’aspetto del turismo da un’ottica nuova, studiare nuovi prodotti e organizzarsi diversamente, perché malgrado tutte le difficoltà ed incomprensioni, quest’attività è destinata a crescere ed è una tendenza culturale. I turisti più “evoluti”, coloro che da sempre sono abituati a viaggiare per piacere e per svago, soprattutto inglesi e anglosassoni, da molti anni cercarno l’accoglienza familiare. Non certo per ragioni solo economiche, ma per conoscere meglio i paesi in cui vanno, i loro prodotti, i luoghi non battuti dal turismo di massa. Su questo bisognerà lavorare, fare opera di diffusione. Nel mio piccolo Comune di montagna a Bannio Anzino (Valle Anzasca), in qualità di Assessore al Turismo, ho creato uno sportello di assistenza a quanti vogliono aprire o solo conoscere di più i Bed & Breakfast. Il mio è un modesto contributo alla diffusione della “cultura dell’accoglienza”, ma va nella direzione che ritengo giusta, cioè incontro alla gente. Forse occorrerà anche fare opera divulgativa anche nei confronti di coloro che su riviste, periodici e siti internet si sono accorti che i Bed & Breakfast esistono e iniziare a spiegare questi operatori del settore che devono informarsi di più e creare delle forme pubblicitarie più adatte a queste strutture e soprattutto pensate per loro.

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