All´inizio sembrava che la quotazione dovesse avvenire a breve. Poi invece è stato annunciato che sì, l´Ipo, Initial pubblic offering, ci sarà, ma tra 35 anni. Non

All´inizio sembrava che la quotazione dovesse avvenire a breve. Poi invece è stato annunciato che sì, l´Ipo, Initial pubblic offering, ci sarà, ma tra 35 anni. Non è da Ma Yun, nome inglesizzato in Jack Ma, il fondatore di Alibaba il più grande portale di ecommerce della Cina e tra i maggiori del mondo fare dichiarazioni di programma così a lungo termine. Tanto che qualcuno ha pensato che la quotazione sia stata ritirata all´ultimo momento, visto il momento di flessione dei titoli hitech, Anche le dot.com cinesi, infatti, risentono dell´improvvisa crisi dei listini tecnologici. Baidu, per esempio, il grande motore di ricerca partecipato da Google, che ha visto quadruplicare il proprio valore nel corso della quotazione avvenuta ai primi di agosto, ha perso un po´ del terreno guadagnato. Sembrava tutto deciso, anche il listino al quale iscriversi, il Nasdaq, la stessa dove si è quotata Baidu. Poi, il delay. Ma qualcuno è pronto a scommettere che al primo segnale di ripresa Ma Yun potrebbe tornare alla carica. Anche se ha sempre ripetuto che non aveva nessuna intenzione di mettere sul mercato la propria creatura tecnologica, è difficile resistere senza l´apporto di capitali freschi. La Cina, infatti, è finita infatti nel bel mezzo della battaglia per il controllo del mercato dei portali e dei motori di ricerca. Acquisizioni, fusioni, alleanze: tutto passa tra Hanghzhou, la bella cittadina a sud di Shanghai dove ha sede Alibaba, e Pechino, dove c´è il quartier generale di Baidu. Le nozze tra Yahoo! e Alibaba risalgono all´agosto scorso, quando il grande portale fondato da David Filo and Jerry Yang ha rilevato il 40% della società di Alibaba. «Oggi la Cina è un centro di potere della manifattura. Domani lo sarà dell´ecommerce», ha dichiarato nel corso di un´intervista televisiva che ha tenuto addirittura parlando mandarino, Jerry Yang. E ci crede così tanto d´aver sborsato la bellezza di un miliardo di dollari per comprare il 40% della società cinese. In Cina Internet sta crescendo a ritmi vertiginosi, molto più rapidi che altrove, per superare velocemente il gap che la separava dagli altri paesi industrializzati. Basti dire che non c´è albergo, anche nelle città meno battute dai turisti stranieri, che non abbia la banda larga o il collegamento wifi, con tanto di tecnici addetti all´assistenza dei clienti. Con 100 milioni di utenti, la metà degli Stati Uniti, secondo le rilevazioni di Internet WorldState.com, presenta un potenziale di crescita enorme e i giganti del web stanno investendo molto per fare shopping di società locali e radicarsi su questo enorme mercato. Battere Baidu sul suo stesso terreno, trasformando la ex Yahoo! cinese, ora finita sotto il controllo di Alibaba, in un motore di ricerca, un settore altamente promettente. E´ questo l´obiettivo dichiarato di Yun Ma, che in questo modo entra nel pieno della battaglia tra Yahoo! e Google, che è azionista di Baidu. Secondo Piper Jaffray, le ricerche quotidiane da parte dei navigatori della Rete cinesi raggiungeranno quota 816 milioni nel 2007, dai 360 milioni attuali. Mentre le banche di investimento stimano che il giro d´affari annuale della pubblicità sui motori di ricerca raggiungerà il miliardo di dollari entro il 2010, contro i 134 milioni di oggi. Insieme, Alibaba e Yahoo coprono il 32% del mercato dei motori di ricerca, contro il 37% di Baidu. Ma Yun Ma ha detto che deve compiere la scalata al mercato entro un anno, altrimenti l´espansione di Baidu diventerebbe talmente ampia da rendere praticamente impossibile scalzarla dal primo posto. Baidu non sta certo a guardare. A metà novembre ha annunciato di aver siglato un accordo con TR Music, la più grande compagnia di incisione musicale cinese, che l´ha autorizzato a diffondere gratuitamente le canzoni di 100 artisti che possono essere scaricate via Mp3. Contemporaneamente Baidu ha siglato un´alleanza simile anche con le altre 15 compagnie di incisione del paese. Gli analisti sostengono che l´alleanza è finalizzata a creare un cartello per fare pressione sulle compagnie musicali internazionali, compresi Warner, Emi, Universal e SonyGmg che hanno intrapreso una campagna legale contro la stessa Baidu per aver infranto la legge sul diritto d´autore. Ma per combattere contro Baidu, sempre in Cina è sorta l´AntiBaba Union, fondata da Guo Zhendong, creatore del sito letterario renyu.net. Guo è diventato acerrimo nemico di Baidu dopo che questi gli ha bloccato il sito perchè si era rifiutato di usare i suoi servizi di pagamento. La cooperativa ha ricevuto cinque milioni di yuan da una società di venture capital e fondato www.159.com, il portale di B2b, business to business, che vuole fungere da piattaforma per permettere ai proprietari di website e agli inserzionisti di pubblicità online di effettuare transazioni reciproche su Internet. Mentre continua a essere operativo l´altro portale antiBaidu, www.fanbaidu.com. Sull´altro versante, quello del B2c, business to consumer, le vendite ai consumatori, si svolge l´altra battaglia di Alibaba: attraverso il suo sito di vendite online, Taobao, vuole rubare quote di mercato alla principale concorrente, la divisione cinese di eBay. Secondo le rilevazioni della iResearch di Pechino diffuse da Bloomberg, il conferimento degli asset di Yahoo! cinese in Alibaba consentirà al nuovo gruppo di arrivare a coprire il 43% delle vendite online, portando il giro di affari entro il 2007 a 2,6 miliardi di dollari. Praticamente a ridosso di eBay, con il 50% del mercato. FONTE: repubblica.it,

Condividi