«Una piccola minoranza delle attività alberghiere è presente su Internet con un proprio sito». Apparentemente è una provocazione, questa di Roberto Masiero, presidente

«Una piccola minoranza delle attività alberghiere è presente su Internet con un proprio sito». Apparentemente è una provocazione, questa di Roberto Masiero, presidente di IdcEmesa, perà è solo un esempio dell´arretratezza di cui ancora oggi soffre l´Italia quanto ad hitech. «Il gap di competitività dipende sia da una debolezza in fatto di innovazione che da un livello insufficiente delle risorse investite in ricerca e sviluppo, capitale umano, innovazione digitale», insiste Masiero, che illustra il più recente studio condotto dall´Idc, una delle maggiori aziende mondiali di sondaggi e analisi dei dati. Il deficit è segnalato dal basso livello della spesa in It sul pil (1,9% contro il 3% di Francia e Germania). «L´accelerazione dell´innovazione digitale in Italia è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per il rilancio della crescita». La filiera del turismo è un esempio, così come lo è il tentativo di trasformare la pubblica amministrazione da follower a leader nell´utilizzo delle tecnologie, alla pari della crescita del capitale digitale nelle Pmi, sviluppando le attività di formazione, la mobilità e il technology transfer. Per portare le imprese italiane a un livello di competitività adeguato occorre puntare su processi innovativi come la digitalizzazione dei contenuti in settori dalla sanità alla ricettività. Ispirandosi al modello di analisi comparativa delle performance dell´innovazione utilizzato dallo European Trendchart of Innovation dell´Ue, la ricerca di Idc ha analizzato i fattori strutturali di sviluppo dell´innovazione e dell´economia della conoscenza e il sistema delle imprese It focalizzandosi sulle regioni meridionali, con attenzione al potenziale di attrazione per progetti innovativi e capitali esteri. Secondo Idc, fra le conseguenze del cambiamento delle ragioni di scambio internazionali dovuto all´irruzione delle economie asiatiche, c´è una riduzione della differenziazione interna. «Le imprese del Sud devono rilanciare innovazione e competitività sfruttando i vantaggi competitivi locali: il problema è la piccola dimensione, che rende importante l´aggregazione e cooperazione in rete». Le imprese italiane sono orientate ad un modello a basso investimento in ricerca, insufficiente per competere sui mercati. «Per tornare a crescere serve una revisione delle politiche per l´innovazione: lo scenario del Mezzogiorno mostra comunque che l´andamento del CentroNord e del Sud è stato negli ultimi anni meno differenziato che nel passato. Anzi: nel periodo 19982004 il pil procapite del Mezzogiorno è cresciuto dell´1,9% contro l´1,5 del CentroNord e la produttività è aumentata dello 0,7% contro lo 0,3 del Nord». In un contesto di bassa crescita il Sud ha ridotto il gap con il resto d´Italia, anche se il rallentamento del periodo 200204 peggiora gli indicatori. In sostanza i dati macroeconomici segnalano un potenziale di reazione positiva delle economie del sud: la dinamica di crescita del numero delle imprese It del Mezzogiorno nel 20022005 è stata superiore alla media italiana (11,6% contro 4,4%). Tuttavia, un dato allarmante è che secondo l´Istat solo il 10% degli investimenti in R&D delle imprese è realizzato nel Sud: sebbene la propensione all´innovazione sia paragonabile alla media europea, trattandosi di imprese del settore hitech dovrebbe essere più alta. Il survey di Idc evidenzia la polarizzazione fra imprese innovative che crescono in fatturato e addetti, e imprese non innovative molto meno dinamiche. Al Sud si riscontrano anche un buon livello di alcune Università e la ricchezza di talenti e di intelligenze espressa da una percentuale di laureati superiore alla media nelle materie scientifiche. ,

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