«Ora basta!» tuonà con il suo vocione da rugbista Steve Ballmer. Aveva interrotto le vacanze alle isole Hawaii per precipitarsi a Seattle, a casa di Yusuf Mehdi, il

«Ora basta!» tuonà con il suo vocione da rugbista Steve Ballmer. Aveva interrotto le vacanze alle isole Hawaii per precipitarsi a Seattle, a casa di Yusuf Mehdi, il capo delle divisione Internet della Microsoft, di cui Ballmer è amministratore delegato. «Questo è troppo, è urgentissimo che c´inventiamo qualcosa di grosso per ficcargli una sbarra fra le ruote del carro». Era il 16 aprile. Google aveva annunciato poche ore prima di aver comprato per tre miliardi di dollari Doubleclick, la principale agenzia mondiale specializzata nella pubblicità online. Dall´alto dei suoi due metri, Ballmer brandiva il lancio di agenzia con la notizia, e nell´altra mano aveva un rapporto della Kirkland, una finanziaria di Washington di analisi dell´hitech. Spietate le conclusioni: l´irresistibile ascesa di Google nel pianeta Internet è costata a Microsoft almeno 2 miliardi di dollari nel solo 2006 in mancate vendite di pubblicità online. E dato che il mercato del web advertising è in crescita esponenziale (28,8 miliardi di dollari l´anno scorso con prospettive di incremento secondo alcuni analisti del 1520% per il 2007), ogni giorno che passa senza prendere contromisure le perdite si moltiplicano. L´improvvisato brain storming di quella notte a Seattle ha rimesso in moto un meccanismo faticosamente e silenziosamente avviato un paio d´anni fa sul quale non si faceva più tanto affidamento: la fusione fra Microsoft e Yahoo, cioè fra il numero uno mondiale del software (compreso il browser di accesso a Internet di cui la casa controlla ormai l´85% del mercato) e il fortunatissimo portale creato nel 1994 da David Filo e Jerry Young a Sunnyvale in California, che è stato a lungo il sito più cliccato in assoluto (ora ha ceduto la palma guarda caso a Google) e nel corso degli anni è diventato un vero e proprio fornitissimo emporio del web: offre servizi di ogni tipo, informazione, motori di ricerca, directory, posta elettronica, instant messaging, ovviamente l´accesso in rete e via dicendo. Lontani sono i tempi in cui Filo e Yang militarono in prima fila nel plotone dei ‘ribelli´ che denunciarono la Microsoft per abuso di posizione dominante, e Bill Gates definiva Terry Semel, il Ceo che conduce materialmente Yahoo, "quel cinematografaro" (in effetti era stato capo per 25 anni della Warner Brothers, ndr). Ora c´è un nemico comune da affrontare: è Google, che aggiunge continuamente nuovi servizi e nuove opzioni a quello che non è più solo un motore di ricerca, comprando aziende a ritmo martellante, da YouTube fino appunto a Doubleclick. Così, Bill Gates in persona ha preso in mano la situazione e il 4 maggio ha annunciato: «Vogliamo comprare Yahoo». E´ convinto che le due aziende insieme possano realizzare sinergie tali da spiazzare qualsiasi rivale. E vede finalmente la possibilità di riscattarsi proprio sul terreno, che perà è evidentemente cruciale, dove la Microsoft non riesce a spadroneggiare, quello di Internet. Il portale del gruppo, Msn, non è all´altezza delle aspettative malgrado anni di pesanti investimenti. Si procede con piccole operazioni come l´alleanza con Careerbuilder.com, un sito di ricerca di lavoro, annunciata la settimana scorsa. Ma evidentemente c´è da fare il salto di qualità perchè c´è da fronteggiare questo schiacciasassi scatenato che è il sito di Page e Brin. L´offerta non è stata resa nota ufficialmente, ma sarebbe da brivido: si parla di 50 miliardi di dollari secchi, con un 30% di premium sulle quotazioni del momento in cui è stata formulata. Sono tanti per chiunque ma non per la Microsoft che ha un fondo cassa cash (deve dichiararlo alla Sec) di 28,6 miliardi di dollari e capacità di leverage bancario ovviamente infinite. Il giorno dell´annuncio di Gates, appunto il 4 maggio, il titolo Yahoo è schizzato del 18% in Borsa, cioè ha recuperato con gli interessi tutto il terreno nonguadagnato nei dodici mesi passati, mesi di scoppiettanti record a Wall Street mentre Yahoo aveva preso solo il 4%. Ben altro passo teneva negli anni passati, quelli preGoogle, e va ricordato che dopo il flop del Nasdaq del 2000, Yahoo è stata una delle società a comportarsi meglio, tant´è vero che già a fine settembre 2001, con il mercato ulteriormente devastato dagli attentati delle Twin Towers, aveva superato il suo massimo storico raggiunto un anno e mezzo prima. Con il guadagno di quel venerdì, la società ha aggiunto 4 miliardi secchi di capitalizzazione raggiungendo i 42 miliardi. A quel punto, Gates ha preso l´aereo e ha raggiunto la Woodstock del capitalismo, cioè il maxi raduno che sui prati del Nebraska, fa da corollario per tutto il weekend all´assemblea della Berkshire Hathaway, la finanziaria del guru dei guru, Warren Buffett. E lì ha sancito un´alleanza che si rivelerà probabilmente cruciale nel dischiudersi di questa storia. Un´alleanza a tre: intanto, partecipando al board e affrontando dal palco gli azionisti a fianco di Buffett in quella domenica 6 maggio, il fondatore della Microsoft ha ribadito che loro due formano praticamente un tutto unico (anche dal punto di vista etico se si pensa alle tante iniziative in Africa che finanziano insieme). Ma soprattutto ha presieduto alla cooptazione nello stesso board della Berkshire di Susan Decker, la numero due di Semel al vertice di Yahoo. Così, sotto la sguardo benedicente di Buffett, l´alleanza fra i due colossi dell´hitech ha fatto un passo avanti probabilmente decisivo. Dopodichè, e siamo arrivati alla settimana scorsa, c´è stata ancora una missione diplomatica. Stavolta a partire è stato direttamente Semel, che ha partecipato insieme a Gates ad una conferenza organizzata nel campus della Microsoft sul futuro di Internet come veicolo di entertainment. Di fusione non si è parlato esplicitamente ma l´operazione aleggiava lì su ogni singola sillaba pronunciata dai due illustri relatori. I quali non hanno risparmiato frecciate a Google. «Ha comprato YouTube ha detto Semel ma a noi non ci sarebbe mai saltato in testa di investire in un sito che infrange le regole del copyright». Abbiamo scelto, hanno proseguito all´unisono, la via delle alleanze caso per caso con le major hollywoodiane e con tutti i produttori di contenuti. E hanno evitato di soffermarsi sui tanti servizi rivali che hanno Yahoo ed Msn (non ultimo quello del cercalavoro di cui si parlava perchè su Yahoo funziona HotJobs). Del resto, proprio l´esistenza di ampi overlapping fra le due società è il motivo che lascia perplesso qualche analista sulla fusione. Incertezze che devono aver percepito anche gli interessati: nelle ultime ore si sono profilate delle ipotesi alternative ad una fusione secca fra i due gruppi. Presentarsi con un portale unico agli inserzionisti pubblicitari, visto quello che sta facendo Google, è una necessità riconosciuta all´unanimità. Gli advertiser preferiscono rivolgersi a chi ha più audience, e poi in questo caso un marchio formidabile. Ma per arrivare a questo, suggeriscono gli esperti, forse non è necessario fondere due realtà industriali fortemente caratterizzate, ognuna con una sua identità, una sua cultura, una sua storia anche se parlare di storia nei brevi tempi dell´alta tecnologia forse è improprio. (Repubblica),

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