Se lei mi chiede subito come stiamo in Italia a informatica, rischiamo di partire con cattive notizie. Non va benissimo. Sotto questo aspetto, l’informatica, zoppichiamo un po’

Se lei mi chiede subito come stiamo in Italia a informatica, rischiamo di partire con cattive notizie. Non va benissimo. Sotto questo aspetto, l’informatica, zoppichiamo un po’. Un po’ tanto, tantissimo». Alfredo Cazzola è, tecnicamente, un organizzatore di Fiere. Un mestiere semplice, sembrerebbe. Un po’ di padiglioni, qualcuno per tenerli ben puliti, un po’ di pubblicità, e via. Ma non è proprio così. Intanto perché Cazzola è una specie di forza della natura, sempre in movimento e poi perché, per organizzare bene le Fiere, bisogna sapere che aria tira nei settori di cui ci si occupa. Come informatica, insomma, non andiamo bene "No, decisamente". Se facciamo uguale a 100 la media dell’informatizzazione in Europa, qui in Italia a che livello ci collochiamo? «Direi senz’altro sotto quota 50. Anzi, fra 30 e 40. Siamo molto in basso. E’ inutile fare finta che le cose non stiano così. Siamo indietro molto indietro». Spiegazioni? «Tutti continuiamo a dire che si tratta di convincere le piccole e medie imprese italiane a investire di più. E’ lì che c’è il grosso del ritardo. Ma non mi sembra che, al di là dei discorsi, si facciano poi molti passi in avanti. E il nostro ritardo rispetto agli altri paesi europei continua a rimanere grande, enorme. Insopportabile, se vuole la mia opinione». Lei, che ogni anno ospita alla Smau decine di migliaia di piccoli imprenditori e di professionisti in visita, che opinione si è fatto. Perché restiamo così testardamente indietro? «Una prima ragione dipende dal fatto, probabilmente, che la nostra piccola impresa è veramente piccola, più piccola di quello che si trova all’estero. E quindi c’è qualche difficoltà in più a convincere la gente che a mettere giù qualche computer e a entrare in rete c’è da guadagnarci. Ma non si tratta solo di questo». Cioè? «Ma si tratta di una mancanza di clima. Se ne può accorgere chiunque. Questo non è un paese dove c’è la consapevolezza che si fa il salto nell’informatica o si resta davvero indietro rispetto a tutti gli altri. Non c’è l’idea che qui bisogna fare un Grande Balzo in avanti con i computer e le reti. Tutto va avanti in qualche modo. E così ci sono settori della società che vanno avanti e fanno quello che devono fare, altri che rimangono indietro, che non si muovono, che non saltano nella modernità». E che cosa si può fare? «Guardi, noi come Smau stiamo facendo l’impossibile e ancora di più faremo in futuro. Proprio all’inizio di aprile annunceremo nuove iniziative molto interessanti. Le imprese del settore fanno tutto quello che possono per convincere le piccole e medie imprese a darsi da fare. Ma tutto questo non basta». Insistito, che cosa bisogna fare? «Creare quel clima che oggi manca. Il clima del Grande Balzo nell’informatica, in ogni piccolo capannone e in ogni ufficio. Probabilmente, servirebbe anche un piano nazionale con opportuni incentivi. Tocca agli esperti decidere. Io so solo che siamo indietro e che non andiamo avanti». Le imprese del settore, secondo lei, stanno facendo tutto il possibile? «Assolutamente. Anche perché hanno capito benissimo che il terreno su cui crescere è quello delle piccole imprese. Le grandi, bene o male, sono abbastanza a posto. E’ nelle piccole che c’è ancora una quantità enorme di lavoro da fare. E’ lì che sta la crescita dei prossimi anni. E va anche detto che, una volta che questo mondo fosse informatizzato a sufficienza, il paese nel suo complesso sarebbe molto più efficiente. Siamo di fronte, qui, a una sorta di passaggio obbligato. Solo che non vedo una mobilitazione generale». C’è qualcuno che si muove? "Sì. La pubblica amministrazione, alla fine, è quella che ancora fa le cose. Poco a poco negli uffici pubblici l’informatizzazione va avanti, si fanno progressi. Forse, non con la velocità di cui il paese avrebbe bisogno, ma ci si muove». Le prospettive del settore come sono? Sono buone? «Dati i tempi, non ci si può nemmeno lamentare troppo. Se prendiamo la situazione a livello mondiale, ci accorgiamo che, dopo la crisi del 2003, quando la crescita è stata appena dell’1,4 per cento, si è tornati a vedere crescite vicine o superiori al 4 per cento all’anno, e questo è certamente un buon trend. A livello mondiale, dove oggi l’intero settore (informatica più telecomunicazioni) vale più di due mila miliardi di euro, nel 2005 si crescerà del 4,3 per cento e nel 2006 addirittura del 4,8 per cento». Possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda l’Europa? «In Europa non siamo dei campioni di salto in alto, ma nel 2005 cresceremo del 4 per cento e nel 2006 andremo sul del 3,8 per cento. Un po’ sotto alla media mondiale e decisamente più in basso (nel 2006) rispetto all’America. Ma, insomma, ci si muove. Ma qui bisognerebbe fare un’altra osservazione». Facciamola «Oggi il mercato europeo dell’informatica e delle telecomunicazioni (dell’Itc, come si dice) vale circa mille miliardi di euro, la metà del mercato mondiale. A questo non credo che corrisponda un’analoga posizione come produttori di queste cose. Insomma, l’Europa nell’Itc ha un mercato che potrebbe sorreggere imprese ben più forti di quelle che ci sono e che operano. Evidentemente anche a livello europeo è stato perso qualche treno». E la situazione italiana come si presenta? «Se guardiamo alle cifre del 2004 viene quasi voglia di spararsi». Corriamo il rischio «Nel 2004 il settore It, cioè information technology, insomma l’informatizzazione, è cresciuto appena dell’1,1 per cento. E questo contro il 3 per cento della media europea. Dietro di noi non c’era veramente nessuno. Una miseria. La Spagna, ad esempio, è andata su del 2,7 per cento, quasi tre volte l’Italia». Ma … «Ma se andiamo a guardare le Tlc, cioè le telecomunicazioni, allora cambia tutto. Persino in un anno nero come il 2004 il nostro mercato delle Tlc è cresciuto del 3,7 per cento. Contro una media europea di appena il 3,5 per cento. Insomma, siamo stati fra i più bravi. Anzi, siamo stati i più bravi in Europa, quelli che sono cresciuti più di tutti». I maligni, però, dicono che si tratta, nel caso delle Tlc, dei telefonini, più che altro. Ormai qui li hanno in mano le nonne e i nipotini, e tutti stanno a parlare tutto il santo giorno … «Certo, in gran parte si tratta di telefonini. Anche se non bisogna dimenticare che si sono fatte, nelle Tlc, anche cose più serie, come la banda larga. Però, molto di questa crescita dipende dal boom dei telefonini». E il futuro italiano nell’Itc come si presenta? «E’ sempre spaccato in due. Per quanto riguarda le Tlc (insomma, telefonini e cose simili) la crescita nei prossimi due anni (2005 e 2006) sarà rispettivamente del 2,7 e del 4,3 per cento. Sono cifre buone». Invece per la It, cioè la informatizzazione vera e propria? «Qui i tassi di crescita sono più incerti. Solo 2,7 per cento nel 2005 contro il 4,5 per cento della media europea. E il 4,3 per cento (forse) nel 2006 contro una crescita del 4,5 dell’Europa». Insomma, un paese di chiacchieroni, più che altro «Non mi faccia dire cose che non penso. Si parla molto, certo, ma si lavora anche, un po’ all’antica, con poca informatica. Ma si lavora, via… FONTE: repubblica

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