C´era una volta lo spamming. E-mail che piovevano a valanga nelle caselle di posta, ma che - tutto sommato - non creavano gravi problemi agli utenti di Internet. Oggi

C´era una volta lo spamming. E-mail che piovevano a valanga nelle caselle di posta, ma che - tutto sommato - non creavano gravi problemi agli utenti di Internet. Oggi, invece, ogni clic nasconde un´insidia. E ogni dato personale messo in Rete diventa un potenziale boomerang attraverso cui i ladri del web possono compiere furti e illeciti. Ogni mese sono circa 500 le denunce di cittadini che segnalano abusi di cui si è vittima sul web. Un trend in costante crescita che resta, comunque, solo la punta dell´iceberg del fenomeno dei reati informatici. «I reati informatici oggi rientrano in tre grandi categorie - spiega Gigi Tagliapietra, presidente del Clusit, l´associazione italiana per la sicurezza informatica -: i rischi più grossi sono quelli connessi al Distributed Denial of Services attack (DDoS), un genere di attacco nel quale i "pirati" (crackers) attivano un numero elevatissimo di false richieste da più macchine allo stesso server consumando le risorse di sistema e di rete del fornitore del servizio». Il secondo pericolo è rappresentato dal furto d´identità: «Siamo solo all´inizio - afferma Tagliapietra - i danni maggiori li quantificheremo solo tra qualche anno». I furti d´identità si dividono essenzialmente in due tipologie: quelli organizzati per sottrarre denaro (che sono il 90%) e quelli che mirano a danneggiare la reputazione di una persona. «Oggi chiunque puà aprire un indirizzo di posta, un blog o un account su un social network a nome di qualcun altro, inserendo informazioni false che possono danneggiare la persona», ricorda il presidente del Clusit. La creazione di una falsa identità online è stata oggetto di una sentenza di Cassazione (n. 46674 del dicembre 2007): i giudici hanno confermato la condanna a un uomo che aveva aperto un account di posta a nome di una conoscente con l´obiettivo di procurarle un danno. Il terzo fronte di attacco ai computer e ai danni in essi contenuti è rappresentato dal "mondo senza fili". «Dal wifi ai telefonini di ultima generazione - spiega Tagliapietra - siamo tutti potenziali bersagli di un attacco. Quello che manca è la cultura della sicurezza informatica». Tutte le informazioni "rubate" online concorrono a formare delle liste che vengono vendute su Internet: dati relativi ai conti correnti, password di caselle postali, account. Tutto in vendita sul web. «Il nostro consiglio - spiega Domenico Vulpiani, direttore del servizio della Polizia Postale - è di controllare costantemente il proprio conto corrente e di segnalare immediatamente un possibile furto». Anche le banche stanno collaborando con la polizia postale: la clonazione di carte di credito, infatti, è un fenomeno sempre più frequente. Lo dimostra la recente operazione che a Bologna ha scoperto una centrale per la duplicazione delle carte, ma anche la maxi truffa avvenuta negli Usa ai danni di 40 milioni di possessori di carte di credito. «Bisogna sempre ricordarsi - sottolinea Vulpiani - che questi sono reati sovranazionali e che non esistono confini nell´utilizzo delle carte clonate». Ai reati informatici si lega anche la pirateria: la Guardia di Finanza ha incrementato i sequestri di microprocessori e componenti hardware del 20mila per cento, passando dai 54 sequestri del primo semestre 2007 agli 11mila dei primi sei mesi del 2008. « In Italia non vi è sul tema dei reati informatici una giurisprudenza consolidata - spiega l´avvocato Massimo Melica -. Le sentenze più numerose provengono per lo più da tribunali di primo grado e si dovrà attendere qualche anno per avere dei chiarimenti giurisprudenziali dalla Corte di cassazione che definiscano giuridicamente cosa si intende per sistema informatico, che si pronuncino sulle legittimità delle procedure per l´acquisizione della prova digitale in relazione al trattamento dei dati personali, ovvero sulla gestione dei files log e sui sequestri cautelari di apparecchiature elettroniche». I "furti" in Rete non si fermano qui: Mediaset, per esempio, ha accusato YouTube di «illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del gruppo». Per il danno subito, Mediaset ha chiesto 500 milioni di euro. La vicenda è ancora aperta e non si sa se YouTube dovrà sborsare tale cifra. Un´altro colosso del web che è finito sotto la lente del tribunale è il sito d´asta eBay: dopo una serie di condanne ricevute in tutta Europa per la vendita di prodotti contraffatti, il sito d´asta ha ottenuto due vittorie, una contro Tiffany e l´altra contro L´Orèal. Secondo il tribunale belga eBay non «è moralmente responsabile» di quello che viene offerto sul proprio portale. «Il giudice - hanno spiegato da eBay - ha confermato che ci siamo comportati diligentemente, rimuovendo i prodotti di cui L´Orèal si lamentava». Internet corre, dunque, e la giurisprudenza prova a stargli dietro. FONTE: Ilsole24ore,

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