Continua la battaglia di Opera Software per un web "pulito", rispettoso degli standard e più accessibile. L´azienda norvegese, creatrice dell´omonimo browser, ha

Continua la battaglia di Opera Software per un web "pulito", rispettoso degli standard e più accessibile. L´azienda norvegese, creatrice dell´omonimo browser, ha appena reso noti i risultati preliminari di una ricerca tuttora in corso su qualità e struttura dei contenuti presenti in Rete. Lo studio si basa sul lavoro di MAMA, motore di ricerca costruito da Opera Software per indicizzare i siti sulla base del codice Html usato e che finora conserva nei suoi archivi qualcosa come 3,5 milioni di pagine web. Una questione per specialisti e appassionati di programmazione, verrebbe da dire. Non è del tutto vero: dall´analisi degli script utilizzati per dar forma alla tripla w così come la conosciamo (o meglio, la vediamo) l´azienda ritiene di poter ricavare informazioni importantissime riguardo a trend e sviluppi futuri del web design, e soprattutto studiare il livello generale di compatibilità con gli standard espressi dal World Wide Web Consortium. Fondato nel 1994 da Tim Berners Lee, il W3C si è sempre speso per migliorare protocolli e linguaggi di programmazione, sulla scorta di parole d´ordine come interoperabilità, accessibilità e usabilità. Ebbene, secondo Opera sembra che le indicazioni fornite finora siano state ignorate. Solo il 4,13% dei siti analizzati da MAMA è compatibile con le linee guida del W3C: inoltre ci sono molte imperfezioni anche in diversi siti tra quelli certificati come validi, spesso "sporcati" in seconda battuta dal progressivo inserimento di nuovi contenuti o istruzioni Html e Css. La presentazione della ricerca è stata anche l´occasione per una stoccata a Dreamweaver, uno dei più famosi software per la realizzazione di pagine web. Solo il 3,4% dei siti sviluppati grazie al programma della Adobe rispetta le indicazioni del W3C e finisce così per venir surclassato da iWeb. L´applicazione di casa Apple, infatti, produce codice pulito nell´81% dei casi. FONTE: Mytech.it

Condividi