Un noto slogan di qualche tempo fa - «Time is what you make of it» (Il tempo è rappresentato da cià che ne si fa) - si adatta molto bene alla realtà di Facebook, il

Un noto slogan di qualche tempo fa - «Time is what you make of it» (Il tempo è rappresentato da cià che ne si fa) - si adatta molto bene alla realtà di Facebook, il social network di cui gli italiani sembrano oggi essersi innamorati. In poco più di sette settimane gli iscritti sono triplicati e si avviano in queste ore a superare i due milioni, con circa 35mila nuove registrazioni al giorno. Numeri non ancora straordinari, se paragonati con altre community già consolidate come Virgilio, Libero o MySpace, ma indicativi di un nuovo modo di vivere internet, da protagonisti. Considerando le fasce d´età rappresentate, con una lieve predominanza giovanile in via di dissolvimento, e il profilo professionale, Facebook è quanto di più trasversale visto finora. Con un ritardo imputabile alla non conoscenza delle lingue straniere - Facebook italiano è arrivato solo la primavera scorsa - e alla scarsa dimestichezza con le tecnologie, gli italiani sono risaliti così al decimo posto nella classifica globale dei Paesi più attivi, molto lontani perà dai cugini francesi, già oltre i quattro milioni. La novità sostanziale del fenomeno è l´arrivo sulle piattaforme di social networking di centinaia di migliaia di persone, mai iscritte prima a simili servizi, in larga parte a digiuno di blog e Web 2.0. Un passaparola intergenerazionale che ha innescato un circolo virtuoso, stuzzicando l´interesse dei media, già colpiti dai numeri di Facebook - globalmente il network ha oltre 110 milioni di membri - e dalle sue potenzialità economiche: circa un anno fa Microsoft attribuì al l´azienda un valore di 15 miliardi di dollari. Grazie a un restyling lanciato negli ultimi mesi, con una interfaccia immediata, ancor più semplice da usare, Facebook è l´ambiente ideale in cui chiunque puà riallacciare contatti lontani nel tempo - non è così insolito essere tirati dentro da compagni di scuola o dell´università - e replicare la propria rete sociale, con cui si passano fine settimana e tempo libero. Niente a che vedere con i mondi virtuali e l´isolamento sociale - presunto - di cui internet sarebbe responsabile: per trarne i maggiori benefici, Facebook invita gli utenti a iscriversi con il proprio vero nome, riducendo l´anonimato e i suoi effetti a percentuali irrilevanti. Rispetto a network quali Badoo, in cui la componente dominante è costituita dallo stringere nuove relazioni tra sconosciuti - come sostiene Fabio Giglietto, Università di Urbino, in una ricerca presentata recentemente alla conferenze IR 9.0 a Copenhagen - su Facebook si rintracciano vecchi amici e se ne attivano di nuovi, per promuovere attività comuni dentro e fuori la rete. Un ambiente abilitante quindi, in cui l´organizzazione di movimenti informali, di protesta, come i ricercatori precari riuniti sotto il gruppo PrecaRicerca, o di informazione, gode di un livello di accesso elementare. Elisa Delaini racconta il suo "sdoppiamento di personalità": da un lato lo strumento le permette di aggiornare gli amici con nuove foto - Facebook dichiara di ospitarne 10 miliardi (!) - e dall´altro di promuovere la propria attività professionale. Il confine tra pubblico e privato diventa labile e, senza un uso consapevole, l´effetto puà essere dirompente. Alcuni utenti più evoluti hanno cominciato a dichiarare proprie regole per l´accettazione di nuovi amici. Simone Tornabene ne individua due categorie: i conservatori, attenti a replicare la propria rete online senza ulteriori aggiunte, e i progressisti, aperti a nuovi contatti in un´ottica di integrazione tra mondo online e offline. La diffusione di informazioni strettamente personali o la pubblicazione di immagini compromettenti, senza un settaggio adeguato dei livelli di privacy, puà raggiungere chi meno te l´aspetti: efficace in tal senso la recente decisione dei Garanti della privacy europei di chiedere ai gestori di rendere invisibili i profili ai motori di ricerca, salvo diversa decisione degli utenti. Superata la fase iniziale di entusiasmo prende forma una seconda fase di assestamento, se non in alcuni casi di rigetto dello strumento, a causa degli eccessivi solleciti ai quali l´utente è sottoposto e in altri casi alla dispersione di tempo che la gestione dei contatti puà provocare. L´amicizia diventa inoltre una relazione dal valore mutabile: alcuni aggiungono al proprio network solo chi hanno già conosciuto personalmente, altri si aprono a qualsiasi opportunità di nuova conoscenza, senza porsi alcun problema di riservatezza. Quale l´approccio più corretto? Probabilmente la risposta cambia con il variare dell´uso dello strumento: chi lo prende seriamente, pubblicando dati sensibili, accetterà solo legami forti, a differenza di chi vuole esplorare nuovi territori, barattando informazioni personali in cambio di opportunità imprevedibili. Cià che è più importante è mantenere il controllo di cià che si pubblica, senza pentirsi quando è già troppo tardi. Che persino Facebook sia destinato a un rapido tramonto, terminata la crescita esponenziale, pronto a lasciare il passo alla prossima moda? L´importante, per ora, è che se ne continui a parlare. Domani, è un altro giorno. FONTE: Ilsole24ore

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