Il 13 marzo del 1989 nasce il world wide web. Il documento "World Wide Web: Summary" viene presentato da Tim Berners-Lee. Il 9 novembre di quello stesso anno cade il Muro di

Il 13 marzo del 1989 nasce il world wide web. Il documento "World Wide Web: Summary" viene presentato da Tim Berners-Lee. Il 9 novembre di quello stesso anno cade il Muro di Berlino. Il 12 novembre Achille Occhetto, segretario del PCI, in un discorso tenuto alla Bolognina, annuncia che il partito cambierà nome, simbolo e programma politico. Il 7 gennaio, invece, era morto a Tokyo a 88 anni Hirohito, imperatore del Giappone, sul trono dal 1926. Ci sono date che non si dimenticano, per tutto il resto c´è google. Oramai è così. Di per sè i motori di ricerca sono una cyberfigata. Metti una parola ed esce quasi sempre tutto quello che (e anche di più) vorresti sapere. Per non parlare della rivoluzione delle e-mail (nate nel 1972 ma utilizzate dal largo pubblico negli anni 90), dei blog, dei forum, dei giornali, dei siti che forniscono musica o film e tutte quelle belle genialate che ci fanno apprezzare questo magico mondo virtuale, che peraltro a noi di greenreport.it ci dà pure da vivere. Si è parlato per tanto tempo di villaggio globale, nel quale qualcuno osservà subito, lo scemo puà essere dietro ogni angolo. Dopo vent´anni di internet, perà, quello che ci colpisce è che è la nostra memoria - tranne per quelli che stanno dall´altra parte del digital divide - ad essere sempre più in rete. Non solo la nostra memoria intesa come date, definizioni, citazioni, episodi storici, teorie matematiche, ma anche ricordi umani grazie (o a causa) dei social network con facebook che è stato capace di far riallacciare amici e amori a distanza di vent´anni. Già, vent´anni sembran pochi - cantava De Gregari in Bufalo Bill - poi ti volti a guardarli e non li trovi più. Ma questo accadeva prima della rete perchè ora clicchi su facebbok e un tuo amico ha pubblicato una tua foto di quando avevi vent´anni e improbabili vestiti che vorresti dimenticare. Oppure tu ne hai pubblicata una sua ed è lui che ti sta infamando. Oppure entrambi state ridendo di quelle pettinature o di quel comune ricordo. Ma come scrive Michele Serra oggi su Repubblica, il web ha (tra i tanti) il difetto che se ci finisci dentro rischi di perdere «il lusso di dimenticare», «prezioso almeno quanto il bene della memoria». Sulla rete c´è il rischio di ritrovare quell´impalcatura - direbbe Lorenzo Cherubini - che ci ha permesso di essere quelli che siamo. Il tema per i lettori di greenreport.it non è affatto nuovo anche perchè essendo cyberlettori queste considerazioni probabilmente suonano come ovvie o almeno sono parte di un vissuto. Allora la domanda è: cosa c´è da festeggiare per i primi vent´anni della rete? Del buono sì è detto (e molto altro ci sarebbe da dire); del cattivo anche (eccesso di informazioni; virtualizzazione del proprio vivere; incontrollabilità della rete; ecc.). Ma queste restano questioni se vogliamo etiche e anche in parte soggettive. Un paio di cose o tre, invece, ci pare che siano sistematicamente ancora oggi ignorate e crediamo che di qui a vent´anni non lo saranno più per una serie di motivazioni legata alla sostenibilità. La rete, lo abbiamo scritto tante volte, è un elettrodomestico. Consuma energia (e tanta) e materia. La rete è virtuale, è vero, ma funziona solo grazie alle macchine che a loro volta lavorano grazie a software. Software che sono contemporaneamente genesi e morte della macchina in quanto questa funziona solo fino a quando quel software, che viene di continuo aggiornato, gira su quelle apparecchiature. Chiedere ai paesi africani in particolare quanto sia effettivamente soft questa economy… Si è insomma dematerializzato ben poco, ma anche sfruttato ben poco. La rete infatti ha ancora potenzialità enormi alcune delle quali probabilmente ancora non abbiamo neppure elaborato mentalmente. Il punto è quindi che ormai più che maggiorenne la rete deve emanciparsi che significa che chi la utilizza deve emanciparsi da essa. La rete è uno strumento che deve renderci la vita migliore, non occuparcela sempre più e la sfida dunque è saperla usare al meglio. Per questo non serve altra rete, serve anzi confronto fisico. Disconnetterci, assaporare la vita, viverla e aiutarsi con la macchina. Per dirla forte servirebbe oggi una controrivoluzione: oggi siamo connessi con tutto (pc, cellulari, palmari) ma siamo diventati assai scarsi nella comunicazione (istituzionale e interpersonale). Anzi la comunicazione (ambientale in particolare) competente è il vero convitato di pietra. Il problema è che con tutto questo bombardamento di informazioni non siamo più in grado di mettere un filtro perchè il filtro è diventato la rete stessa. Manca troppo spesso l´elaborazione personale. Tutti ne siamo un po´ vittime, con il rischio di essere nello stesso momento anche i carnefici involontari della nostra capacità intellettiva. La sprechiamo perchè vien più facile far fare alla macchina tutto, ma questo è imbarbarimento e quando va via la corrente e si spegne il Pc (anche se ha le batterie più di due ore di autonomia non ha) si spegne anche il cervello. FONTE: greenreport.it

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