è una fotografia triste quella del rapporto "Osservatorio Italia Digitale 2.0". Mostra un paese che anzichè navigare in rete si limita a galleggiare con un tasso di penetrazione

è una fotografia triste quella del rapporto "Osservatorio Italia Digitale 2.0". Mostra un paese che anzichè navigare in rete si limita a galleggiare con un tasso di penetrazione della banda larga nettamente al di sotto della media europea: 18,1% contro il 24,3%, fanno peggio solo il Portogallo (15,8%) e la Grecia (11,2%). Solo il 47% degli italiani tra i 15 i 74 anni ha utilizzato internet nel 2008. Lo studio realizzato da Confindustria servizi innovativi e tecnologici, in collaborazione con il Dipartimento per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e innovazione tecnologica, è ancora più duro nei confronti delle imprese: un terzo delle aziende italiane non è in rete, un dato che sale al 43% nel caso delle microimprese. Inoltre il digital divide colpisce soprattutto le aree e i distretti industriali. Secondo il presidente di Confindustria servizi innovativi e tecnologici, Stefano Pileri, «è più pesante il ritardo infrastrutturale per le connessioni con velocità vicine ai 20 Mb, di cui sono privi oltre 22 milioni di italiani». Per Pileri è necessario «un forte sostegno pubblico agli investimenti infrastrutturali degli operatori, peraltro ben descritto e progettato nel piano banda larga del viceministro Paolo Romani». Un piano fortemente sponsorizzato anche dal ministro per la pubblica amministrazione e l´innovazione, Renato Brunetta, «ma che purtroppo non ha lo stesso appoggio nel Governo» dice Gabriele Galateri, presidente di Telecom Italia e delegato Confindustria per comunicazione e sviluppo banda larga: «Degli 800 milioni di euro previsti non abbiamo incassato ancora un euro. Eppure gli investimenti in Ict sono la chiave per l´aumento di competitività del paese. Ogni euro investito si traduce in 4 euro di Pil». Il numero uno di Telecom Italia ha poi sottolineato di non chiedere un «taglio alle risorse degli ammortizzatori sociali nè di scambiare la riduzione del digital divide con i bacini per gli studenti nelle nostre scuole, ma bisogna essere consci della difficile situazione del Paese. Mi piace quello che sta facendo Brunetta, ma vorrei sollecitarlo anche sulla fatturazione elettronica». Alberto Tripi, delegato della presidenza di Confindustria per l´e-government, ha poi aggiunto: «Le imprese dell´Ict devono uscire dall´incertezza della crisi economica e chiedono decisioni concrete. L´innovazione non è un principio astratto, ma il terreno dell´economia reale sul quale si gioca la sopravvivenza del sistema. Le risorse vanno percià indirizzate in modo mirato su progetti strategici dove pubblico e privato camminano insieme per lo sviluppo del Paese». Tripi ha quindi citato i progetti avviati da Confindustria per la sanità, l´energia, la logistica, il turismo e le Pmi. «Questi progetti - ha concluso Tripi - affiancano il piano e-government 2012 del Governo che puà portare nei prossimi anni a vantaggi per almeno 30 miliardi (oltre il 2% del Pil)». Ieri pomeriggio, a Milano, il ministro Brunetta ha poi incontrato 50 manager e imprenditori per continuare il confronto sul progetto "e-2012 strategie per l´innovazione" che dovrebbe essere presentato entro metà ottobre. La grande incognita riguarda il rapporto con le banche che nei piano del ministro dovrebbero finanziare i «grandi progetti per il paese». Giuliano Balestreri IL SOLE 24 ORE

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