Un nuovo pc, ideato in Italia, che rivoluziona radicalmente i concetti e i criteri sui cui si sono basati i computer che ci hanno accompagnato sino ad oggi. E´ questa

Un nuovo pc, ideato in Italia, che rivoluziona radicalmente i concetti e i criteri sui cui si sono basati i computer che ci hanno accompagnato sino ad oggi. E´ questa l´idea ambiziosa che ha spinto Giorgio De Michelis, Direttore del Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione dal 2002 al 2007 in Bicocca, a creare uno spin off dall´Università milanese, a trasformarla in pochi mesi in società operativa con il contributo di un pool di azionisti. Il tutto con un unico obiettivo: ripensare il personal computer e progettarne uno radicalmente nuovo, capace di gestire quella marea di informazioni e di relazioni che oggi desktop e portatili faticano a fare. L´idea è semplice: i computer sono stati progettati più di trent´anni fa, quando le informazioni erano molto meno numerose, Internet non faceva parte della nostra vita di lavoro e della nostra quotidianità. La metafora che stava alla base dei pc che sono giunti sino ad oggi era quella della scrivania e delle cartelle, incapaci di gestire l´attuale complessità che si fonda su relazioni e storie numerose, sempre più interconnesse. Da qui a ripensare a una nuova metafora che consenta di progettare il computer del domani, Itsme, il cui primo prototipo vedrà la luce nel 2010, il passo è stato breve: De Michelis ritiene che debba fondarsi su "stories e venues", ovvero le storie che viviamo e i luoghi dove esse si svolgono. E la sfida che il nuovo sistema operativo di Itsme si pone è quella di rendere visibile automaticamente i diversi spazi in cui confluiscono le informazioni che riguardano le nostre storie: e-mail, siti web, documenti, video, contatti archiviato in automatico e immediatamente visibili. La scommessa si gioca sulla creazione di una nuova interfaccia, facile da usare e da gestire, sulla quale sta lavorando il team di sviluppatori, filosofi, esperti di comunicazione, designer di Itsme con il contributo di Domus Academy. FONTE: La Stampa

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