" Anche se, nel pubblicare un contenuto, fai un sacco di cose stupide e ti dai la zappa sui piedi, ma hai un buon contenuto, noi vogliamo che il motore lo porti a galla. Google

" Anche se, nel pubblicare un contenuto, fai un sacco di cose stupide e ti dai la zappa sui piedi, ma hai un buon contenuto, noi vogliamo che il motore lo porti a galla. Google sta cercando di fare in modo che i siti non debbano aver bisogno di Seo". è questa la frase, pronunciata con noncuranza in un liveblog dal capo della squadra anti-spam di Google, Matt Cuts, che da qualche giorno sta facendo perdere il sonno a una schiera di professionisti del Web. Se Matt Cutts dice la verità, tutta la verità e nient´altro che la verità, quel grande carrozzone di siti web progettati come infallibili serbatoi di contenuti macina-click, potrebbe sbandare definitivamente fuori strada. Il che sarebbe anche un bene, se non fosse che negli ultimi anni intorno all´ottimizzazione formale dei contenuti per i motori di ricerca si è creata una vera e propria industria, con tanto di professionisti specializzati proprio nella Search Engine Optimization. La Seo è una disciplina vecchia 20 anni, il suo obiettivo è perfezionare l´aerodinamicità di un contenuto web in modo che si posizioni meglio tra i risultati di ricerca. Con l´ esplosione del Web 2.0 e il conseguente tsunami di nuovi contenuti, la Seo ha raggiunto una precisione e una complessità tale da permettere la nascita delle cosiddette content-farm, imprese produttrici di contenuti di scarsa qualità atti unicamente a veicolare messaggi pubblicitari. Titolo, parole chiave nell´articolo, utilizzo ragionato delle tag e dei cross-link, normalizzazione delle url: tutti accorgimenti che negli anni passati hanno garantito un buon posizionamento di un pezzo nelle ricerche web, a prescindere dalla sua sostanziale qualità. Negli anni, Google ha apportato modifiche al suo motore di ricerca che hanno costretto gli stregoni della Seo ad avvitamenti sempre più complessi. Quest´anno, Google ha annunciato l´introduzione di Panda, un nuovo algoritmo che con il nuovo aggiornamento (rilasciato in questi giorni) andrà a modificare almeno un terzo dei risultati di ricerca. Con Panda, Google rivendica come obiettivo primario quello di premiare la qualità del contenuto (e la sua freschezza) piuttosto che la forma e la confenzione con cui è veicolato. Tuttavia, dopo che il colosso di Mountain View ha dichiarato di voler introdurre i +1 come parametro di indicizzazione, ha cominciato a diffondersi il dubbio che la compagnia stesse programmando il suo motore di ricerca per deviare gli utenti verso i propri prodotti e i propri servizi. è un dubbio legittimo, soprattutto oggi che Google non è più solo (o principalmente) un motore di ricerca, ma una compagnia con un raggio d´azione sempre più esteso e trasversale. Tuttavia, come abbiamo già detto, è improbabile che Google faccia una mossa tanto grossolana. Certo, è lecito immaginare che BigG riserverà ai propri servizi un posto privilegiato, ma a giudicare dai risultati forniti dal nuovo algoritmo, lo spostamento dalla forma al contenuto in effetti è notevole. Lo dimostra il fatto che la piattaforma eHow, che offre articoli per il fai-da-te, ha riportato una flessione del 20% nelle visite da quando Google ha introdotto il nuovo algoritmo. Inoltre, uno studio condotto d Richard McCreadie, computer scientist della University of Glasgow, ha dimostrato che i risultati di ricerca per la stessa query sono cambiati sensibilmente tra marzo e agosto, indicando una chiara predilezione per i contenuti di qualità a discapito dei link spazzatura. Questo significa la morte della Seo? Con buona pace dei detrattori più entusiasti, la risposta più probabile è: no. O meglio, potrebbe essere la morte della Seo come la conosciamo, ma considerando la mole di interessi (e denaro) in palio, la cosa più probabile è che le tecniche di ottimizzazione seguiranno la transizione forzata da BigG per concentrarsi maggiormente sulla produzione di un contenuto capace di superare i nuovi filtri introdotti da Google. Una transizione di questo tipo, ormai, è ineludibile. Basti considerare la quantità di nuove startup che puntano proprio sullo spostamento dell´attenzione dalla forma al contenuto. è il caso di Pinterest, di Snip.it, di Trap.it, del nuovo TwitVid, di Chime.in, etc. è questa la rotta indicata dai nuovi Discovery Engine: in un web in cui tutti sono (potenzialmente) produttori e fruitori di contenuto, quello che serve non è un sistema per imporre artificiosamente all´attenzione dell´utente alcuni link a discapito di altri, ma nuovi sistemi per ordinare e catalogare il maelstrom di contenuti in modo che l´utente acceda velocemente e con esattezza al tipo di informazione di suo interesse. La vittima più probabile (e auspicabile) di questo processo non sarà la Seo, quanto piuttosto le content-farm come le conosciamo oggi, e in generale la dittatura dei click che negli ultimi anni ha impoverito in maniera calcolabile gran parte del giornalismo online.

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