Corsi e ricorsi: torna in rete con prepotenza la richiesta di maggiore chiarezza su una questione già affrontata su Punto Informatico e decisiva per molti, in particolare per i

Corsi e ricorsi: torna in rete con prepotenza la richiesta di maggiore chiarezza su una questione già affrontata su Punto Informatico e decisiva per molti, in particolare per i titolari di Partita Iva. Per inquadrare obblighi e doveri su questo fronte si puà partire dalle modifiche del 2001 al vecchio dpr 633/1972, articolo 35, secondo cui il numero di Partita IVA "...deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-page dell´eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto." Questa disposizione si applica a chi intraprenda "l´esercizio di un´impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione". Trattandosi di disciplina generale sull´Iva, riguarda tutte le categorie di soggetti cui risulta applicabile l´imposta in questione, prescindendo dalle concrete modalità di esercizio; dunque, astrattamente, l´obbligo vale per qualsiasi impresa, indipendentemente dal settore merceologico, dai servizi resi, dalla forma societaria, e dall´esercizio con mezzi tradizionali o elettronici, anche, ma non solo, dunque, piattaforme e-commerce. Oltre agli artigiani ed ai professionisti che utilizzino un sito che contiene informazioni relative all´attività esercitata. La stessa norma, perà, non dice nulla in merito alle sanzioni derivanti dalla mancata indicazione, tanto è vero che la norma citata al riguardo non è lo stesso d.p.r. 633/1972, ma il d.lgs. 472/1997. Il fatto che si tratti di due leggi diverse fa più di una differenza. 1) Quest´ultima legge (472/1997) non opera un richiamo esplicito alla mancata indicazione del numero di Partita Iva nel sito; in virtù del principio di legalità (art. 25 Cost., ribadito nella sua operatività al caso di specie anche dall´art. 3 della legge in questione) è, invece, necessaria una norma che effettui un "collegamento" univoco tra violazione e sanzione. Potrebbe sorprendere, ma puà benissimo accadere, infatti, che la legge preveda la violazione ma non la sanzione: è l´ipotesi della cd. norma "imperfetta". Che si tratti di una dimenticanza, di una scelta o una mancanza di coordinamento tra norme, è differenza che non rileva: l´importante è solo verificare che vi sia una previsione non equivoca, anche perchè: 2) in ambito di sanzioni amministrative possono e devono (quando c´è un riferimento esplicito come nel caso di specie) mutuarsi una serie di principi propri del diritto penale, tra i quali il divieto di analogia e di interpretazione estensiva, se non in bonam partem (art. 14 delle preleggi: "Le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati"): in dubio pro reo, dunque. 3) La ratio della legge 472/1997 non coincide con quella sottesa all´obbligo di indicazione del numero di Partita Iva: tale provvedimento normativo, infatti, come si desume dall´epigrafe ("Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie") e dall´articolato, disciplina direttamente le sanzioni conseguenti alla violazione di norme tributarie. Altra cosa è, dunque, l´ipotesi di mancata indicazione di un numero di Partita Iva poichè quest´ultima circostanza non incide sulle tasse ed infatti: 4) L´art. 6, comma 5 bis prevede poi: "Non sono inoltre punibili le violazioni che non arrecano pregiudizio all´esercizio delle azioni di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell´imposta e sul versamento del tributo". Allora, l´unico modo per applicare la sanzione amministrativa è sostenere che la mancata indicazione del numero di partita IVA sia di "pregiudizio" alle azioni di controllo il che va accertato caso per caso, giacchè se nella mia home page c´è già tutto (telefono, indirizzo, CAP, contatti, ragione sociale etc..) e manca solo la partita IVA, al massimo potrà essere necessario un po´ più di tempo...,ma di certo il controllo non sarà stato pregiudicato, cioè reso impossibile o compromesso. 5) Secondo il principio di offensività, poi, "una sanzione, cioè una conseguenza negativa del proprio agire, risulta illegittima se l´azione che si intende punire non sia stata foriera di un comportamento dannoso o, quanto meno, pericoloso; per conseguenza, pretendere di punire una condotta di fatto inoffensiva ingenera diffidenza nei consociati e avversione nel contribuente" (Comm. trib. prov.le Pisa, sez. VI, 10 ottobre 2001, n. 97).,

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